lunedì 26 aprile 2010

Di natura steineriana

Sono di ritorno dalla riunione indetta dalla scuola materna del primogemito (4 anni, primo anno), (la emme non è un errore di ortografia) e mi sento come se fossi tornata da un’immersione nelle vasche di Lourdes.
La direttrice della scuola (unica scuola materna di questa perla di posto rurale a sud-ovest di Milano, dove però i moderni fittavoli girano in BMW X6) è una donna di 70 anni estremamente colta e lungimirante, di aperte vedute, di quelle che hanno capito prima di tanti altri l’importanza della pedagogia e dell’educazione dei bambini nelle scuole, che hanno fatto la contestazione, di quelle che non mollano mai, che riescono a cambiare le cose, in meglio.
Una donna dall’autentica natura steineriana.
Impronta che è riuscita a dare alla scuola in questi felici 5 anni di gestione.
Ha parlato dell’importanza di non imporsi con i bambini, ma di saperli ascoltare sempre, di non creare una chiusura neppure quando vengono messi in ‘sospensione’ perché non si sono comportati bene. Di fare in modo di coltivare il meglio di loro, di suscitare l’interesse e la passione, il gusto di fare una determinata cosa o attività.
Ha sottolineato l’importanza di esortarli a provare nuove attività creative. Di sperimentarle attraverso l’arte: l’estetica che diventa etica.
L’esortazione al fare è anche esortazione ad assaggiare, per quanto riguarda il cibo, che non viene imposto. Viene creata curiosità che ad un certo punto diventa coraggio di provare.
Ha esaltato l'importanza del rispetto dell’individualità di ogni bambino.
Pensavo a me stessa, a quanto mi facesse bene ascoltare quelle parole: io, genitore-educatore che troppo spesso mi impongo con i miei figli e nonostante i libri, gli esami di coscienza, i continui confronti con pedagoghi di ogni sorta, rischio a volte il dispotismo.
Pensavo alle maestre del mio primo-gemito che mi parlano da tutti i lavori esposti sui muri e intorno alla sua classe di voglia di ascoltare, di far fare, e anche se non vengono bene, sono sinceri e appassionati e ogni lavoro viene messo in rilievo, sotto il suo personale riflettore, con la spiegazione a lato di chi ha avuto la voglia di sondare l'insondabile, perchè quei lavori sono l'espressione personale di un piccolo spirito che si sta formando.
Infine pensavo al primo-gemito, che si alza la mattina contento di andare a scuola, perchè sa che lì può sentirsi libero.
Che dire, contro l'esercito della Terra di Mordor, un Gandalf in gonnella ha puntato qui il suo bastone.
Lunga vita a Gandalf!

Io, in disparte, mi segno con i gomiti per cotanta fortuna! (Allora forse non ho ucciso qualcuno nella mia vita precedente!!).

Mari

lunedì 19 aprile 2010

Marzo

Ooh! Oggi vesto le mie parole di questo bel colorino, in perfetto stile primaverile.
Oggi vorrei fare, innanzitutto, un elogio a Marzo...che sto lasciando andare così, senza riconoscergli quello che si merita.
Mi piace Marzo, Marzo è il mese in cui si scavalla, si dall'altra parte di quello che ogni anno ti sembra un interminabile inverno. Quasi non te ne accorgi, poi capita, così, che una sera esci per mettere fuori la spazzatura (praticamente le uniche uscite che faccio) e non senti più quel freddo tagliente in faccia, ma senti un freddo moderato, ed è lì che tutto inizia.
Marzo è la predisposizione d'animo verso il bello.
A Marzo fioriscono le viole trentennali che ho preso dal giardino di mia mamma per trapiantarle nella fioriera di casa. Sono attecchite, e poi fiorite. Sono piccole, di un viola velluto intenso, con un profumo delicato, ma che ti ubriaca. Non ce ne sono più di viole così.
Hanno resistito a trenta, forse quarant'anni nello stesso giardino, non curate, tagliate con il tosaerba senza tante attenzioni, sono state esposte a decine di nevicate, hanno attraversato estati in cui la terra diventava il deserto di Sonora, sono state calpestate da innumerevoli cani, e loro ogni Marzo ripetono il miracolo di rifiorire...sparse, forti, immortali.
Marzo è il mese dei prugni selvatici, che, fioriti, fanno di milano una città romantica.
A Marzo rinasco anch'io.
Intanto oggi tutto bene. Arrivo al nido sempre un po' incerta, per i soliti casini burocratici. Poi vedo i piccoli che fanno la fila per venire a prendersi un bacio e un po' di coccole e mi passa tutto.
...mari

venerdì 9 aprile 2010

MA CHE TESTA C'HAI!....

Cari voi genitori che entrate e ci dite "Starei qui con voi, invece devo andare a lavorare!"
Ma cosa pensate che sia il lavoro delle educatrici?

Quando si entra al nido e si vedono le educatrici sedute a terra con un vaso di fiori (di stoffa!) in testa o che cantano "l'elefante con le ghette" non pensate che sia una una giornata campata li, così tanto per....

Oltre ad avere una professionalità ben rodata per fare in modo che il germoglio nei vostri figli cresca il più possibile sano e rigolioso, il lavoro quotidiano dell'educatrice si basa sulla vigilanza, sull' osservazione e sul rispetto di queste nuove vite che si affacciano sulle novità.

A volte quando mi trovo davanti situazioni complicate di famiglie contorte e ritorte, quando un bimbo ci fa presente il suo disagio con gesti o atteggiamenti a noi ben noti, quando si decide con le colleghe di mettere in atto strategie di supporto, mi compare davanti agli occhi la mamma di Asia che, spesso, intona il solito ritornello: " Se mi licenzio vengo qui con voi a giocare", prima di uscire e lasciarsi dietro le nostre facce sempre un pò perplesse!

Va ben, forse in fondo sono contenta che dal nostro lavoro risaltino la gaiezza, il sorriso e la spensieratezza, per quello che a volte c'è dietro..... ci pensiamo noi a tenerlo ben custodito!

P.S. Un bacino alla mamma di Asia che, se si licenzia, da noi troverà.......un sorriso!

Manu

martedì 6 aprile 2010

Quelli che...dopodomani mia figlia deve iniziare

Sulla porta del nostro nido c'è in bella vista un cartello con scritto che si riceve su appuntamento, 'gentilmente, chiamando i numeri...', perchè la routine del nido non può essere interrotta ad un certo bel punto da qualcuno che ha bisogno di informazioni e tu stai, che so, dando da mangiare al tuo gruppo di bimbi, cambiando qualcuno in bagno, facendo un ordine di pannolini o compilando la lista della spesa che devi fare quando esci.
Invece questa mamma se ne infischia del cartello e alle 14,45 suona il campanello.
Alle 14,45 la situazione al nido è la seguente: lato lattanti, bimbi svegli con educatrice che cambia i piccoli dopo la nanna e si prepara a dare loro la merenda.
Lato grandini, ancora grandi ronfate per la maggior parte di loro, con un piccolo gruppo di semi-svegli che ancora si rigirano un po' nella brandina, o si alzano e vengono accompagnati in bagno.
Insomma il nido è ancora ad un ritmo lento e sonnolento, ma noi si è vigili, è il momento in cui devi essere presente, aiutarli a farli ritornare sul pianeta Terra con un po' di coccole...
Non so chi, perchè, cosa, mi ritrovo dietro alla scrivania con questa mamma trafelata con al seguito bimba di 5 mesi nel passeggino, che mi travolge con un 'hanno sbagliato a fare i conti e dopodomani devo tornare al lavoro'.
'Sì, però, signora, un attimo...' e poi la fantomatica frase che mi frega causa immediata identificazione, 'Sono sola al mondo, non ho nessuno che mi tiene la bambina...'.
Penso 'Ma lo dice a me? Orfana di padre e madre assente da anni causa PSP, in una città straniera (non è vero! La adoro, ma mi piace drammatizzare), suoceri in un'altra regione (grazie a DDio!) vuole che non la capisca?'.
L'esperienza mi suggerisce cautela, l'identificazione sprona l'animo missionario che è in me.
Tento ancora un timido 'Ma l'inserimento, è fondamentale..', ma lei secca 'Guardi mi deve aiutare!'.
Io 'Ma certo', però resisto e affondo con un 'La richiamo questa sera e ci mettiamo d'accordo...'.
Confabulo con la mia socia: 'Masimadaimanomacomesifael'inserimentoepoimaguardachestecoseepoileimisachenonchiediall'educatrice
ciriuscirebbeciorganizziamovediamo...' e me ne ritorno a casa.
La sera non la chiamo.
La chiamo la mattina dopo.
'Salve, sono io, del nido, è venuta ieri a chiedere di iscrivere la bambina...'.
'...'.
'PRONTO! La richiamo in un altro momento??'.
'Aah, noo, ssi, è che ieri sera ho parlato con mio mariito e abbiamo deciiso che forse è meeglio che mi prenda tutti i permeessi che ancora hoo e poi vediaamo...no, comunque graazie...'.
'Và bene, và bene, salve, arrivederci!'.
Ma và a ciapà di ratt.
Chi ha sbagliato a fare i conti??

Mari