giovedì 24 giugno 2010

Vanno bene due euro?

Panificio di Via della Commenda.
Porte aperte per far entrare un po' d'aria, nella metà pomeriggio di un'estate milanese.
Entra anche una signora anziana.
Chiede qualcosa che dice di dover portare in ospedale, lì vicino, alla ragazza ventenne dietro al bancone.
'Sono 2 euro e 90 centesimi', sento, mentre aspetto il mio pane.
'Ho due euro, non ho la borsa con me. Vanno bene due euro, eh? Poi posso tornare. Vanno bene...'.
Rincorrersi di occhiate tra le tre carnefici ragazze inconsapevoli.
'Vanno bene due euro?', continua a chiedere la signora.

Non stava elemosinando. La sua confusione era visibile anche ad occhi inesperti.
Era confusa.
La sua testa, il suo corpo, il suo incedere, i suoi gesti, la sua aura, tutto era confuso come solo l'incipiente malattia mentale può confondere.
'Vanno bene due euro?'.

Dannata generazione di commesse incantate, vanno benissimo due euro!
Ne avrei pagati cento per non dover assistere ad un empasse così privo di compassione, da chiedermi come diavolo siano state cresciute queste tre sciagurate.

Pago il mio pane novanta centesimi in più.
Ma il mio sconforto rimane il medesimo.

mari

lunedì 14 giugno 2010

Momenti difficili

Il papà del primo e del secondo-gemito e io siamo due persone piuttosto socievoli.
Non siamo soliti avere pregiudizi, commentare la varia umanità che ci circonda o fare differenze di sesso, razza, religione, cultura, peso (non sociale)…
Anzi, a volte sembriamo essere veri e propri catalizzatori delle più sgarruppate creature terrestri.

Ma va bene così.

Dunque, se questo è l’esempio e l’esempio è sempre trascinante, posso sostenere con una certa tranquillità che i miei figli possono attraversare la stessa varia umanità di cui sopra, con naturalezza, senza prestarvi l’attenzione che nasce dal senso di diversità.

Sbagliato!
I campanelli d’allarme suonano sempre quando meno te lo aspetti.

Ancora Spagna del Sud. Piscina.
Il secondo-gemito si ferma e guarda con crescente curiosità una bambina sui 10 anni, inglese, che pesa come dovrebbe pesarne a 20.
Un tornello di bambina, successo vivente della strategia del junk-food.

Il piccolo parte. Con quel modo bislacco e bitonale, con quella cantilena che fa molto orso Yoghi, di chi ha appena iniziato a parlare e non ha ancora il ritmo della parlata adulta.
'Guadda maamma, quella bambina è chesciuta maalee'. Lo so che avete capito, ma lo riscrivo per sottolinearlo: guarda mamma, quella bambina è cresciuta male!
E si tuffa coi braccioli.


Io, seduta attonita sul lettino a bordo vasca, ringrazio Iddio per il disinteresse totale degli inglesi per gli altri idiomi, mentre mi salgono le lacrime agli occhi.

Non per il dispiacere di un messaggio educativo positivo che non sono riuscita a trasmettere a mio figlio, ma per una risata dirompente che riesco a malapena a smorzare con mezzo chilo di asciugamano di gatto Silvestro in bocca.

Per i singulti, ho continuato a rimbalzare a pancia in giù sul lettino per un po'. Una scena disgustosa.

Piccolo infamino cresce.
Mamma sciagurata non aiuta.

mari

venerdì 11 giugno 2010

Figli

Sconto in vita il peccato di presunzione di aver creduto di poter essere madre ogni volta che lo avessi desiderato.
In questo girone ancora terreno siamo in tanti.

Mar Mediterraneo. Sud.
Guardo la varia umanità nordica spintasi fin quaggiù.
I figli non sono da cercare, per loro.
Sono un rubinetto da chiudere.

Al Nord ci sono tantissimi bambini che vogliono nascere.
Da noi meno.
Da noi uno dei problemi più diffusi è il segreto di Pulcinella: l'età (fertile della madre).

Indignazione. Cosa dico! Al cambiamento culturale che vede il decidere di avere figli sempre più in là con gli anni, corrisponde per forza un adattamento biologico.

Non è così.

Ma ci si illude che lo sia.

mari

sabato 5 giugno 2010

Goya

Scuola materna del primo-gemito.

Mi avvicino alla sua classe, è ora di uscire.

La mia attenzione è catturata, però, da un dipinto di Matisse, accanto al quale sono appesi fogli con riportati i commenti dei bambini, la cui curiosità in proposito era stata sapientemente sollecitata dalle brave maestre.

Si trattava del dipinto La danza.

Leggere i commenti è uno spasso.

Maestra: chi sono queste persone?

Bambini vari: uomini; no, guarda che sono femmine; sono arancioni...

Maestra: cosa fanno?

Bambini sparsi: giocano; fanno il girotondo; mannòò, sono in piscina! Guarda, questo sembra mio zio...

Punta sul vivo, non voglio essere da meno (?!) e il mio cervello elabora ben presto un piano per stare al passo con i tempi che corrono, in questo tempio di lungimiranza pedagogica!

‘Ma a Milano c’è Goya!’, esclamo con un balzo alla Vicky il Vichingo.

‘Bambini, sabato mattina tutti alla mostra di Goya’. E mi sento già più arricchita culturalmente, più sensibile, di più aperte vedute, insomma, più avanti.

Arriva il giorno.

Davanti alle tele del pittore aragonese mi prodigo in tentativi al pari delle capaci maestre.

‘Guarda che bel ritratto, tesoro, guarda che colori, che sguardi’.

E ancora: ‘E qui, guarda questa signora, cos’ha in testa, e lì? E così via per ritratti, autoritratti, incisioni e varie.

Ben presto una voce innocente si alza dal passeggino:

‘Mamma, non mi piace 'sto BOIA, andiamo da Meddonaldz?’.

Sarà colpa della globalizzazione??!

mari