mercoledì 25 maggio 2011

Quando il marito è in viaggio (di lavoro?!)

Fatto sta che con il marito in viaggio di lavoro per oltre una settimana, le ho pensate tutte e ho programmato mentalmente ogni singola sera:
cinema, teatro, aperitivi in compagnia di almeno tre trentenni prestanti, plurilaureati e liberi tutte le sere, con i quali disquisire piacevolmente di filosofia e neuroscienze davanti a 7 campari e 10 martini.
Anzi! Quasi tutte le sere, perchè una l'avrei lasciata per tre ore ininterrotte di lettura del mio ultimo libro, dopo un bagno di due (no, voi non vi immaginate da quanto non faccio un bagno) con olio di mandorle, di macassar, di argan e bagnoschiuma alla rosa canina e al tè verde, bianco, rosso, alla magnolia e canfora ed essermi unta come un'anguilla con cinque creme diverse, antirilassamento (questa sì che mi fa restare sveglia! mannò, cutaneo s'intende!), antigambestanche, antiage, rimpolpante dove ci vuole, snellente dove non ci vuole. Profumante.
Ed essermi messa lo smalto nero, blu, blu-viola, cappuccino, cappuccino meno latte, marron glace, verde militare, verde squillante, rosa pallido, rosso casalinga anni '50.
Dunque dov'ero rimasta, ah, sì, cena sui navigli, cena al ristorante greco, libanese, sri lanka, cena allo Yar, al giapponese, lettura delle carte in via Fiori Chiari, mano di bianco al muro delle scale di casa e al muretto del giardino con metodo tirolese.
Festa delle salamelle a Zibido San Giacomo, passeggiata sulle guglie del Duomo, lancio con il paracadute, mostra fotografica di Comte e di Skoglund, concerto all'Alcatraz.

E invece no.
Ho il piccolo con il rantolino della broncopolmonite.
Ora è un problema anche la pizza delle 19,30 con la classe del primo-gemito.
Ho osato troppo.
(Anche il muretto in giardino, ma perchè non sto zitta...)

mari atterrita

giovedì 5 maggio 2011

A volte si vorrebbe che gli altri fossero come noi vorremmo.

Il contrario di amare. Amare in senso lato.
Amare nel senso di ringraziare, di essere felici di stare al mondo e vedere e considerare gli altri per quello che sono, volendo il loro bene, godendo della loro felicità e realizzazione come fossero le nostre.
Amare come alimentare il fuoco, buttando carbone nella caldaia e quando è finito il carbone, buttarti tu, ridendo.
Amare come nutrire, aiutare.
Saltare insieme. Per mano.
L’amore è rosso.

La volontà di possesso ha un che di disperazione e una radice comune con l’odio.
Verso se stessi.
La volontà di possesso spegne le intenzioni salvifiche intrinseche all’amore (ah, l’amore!).
E’ nera.
Come la paura.
Nasce sull’assenza di emozioni che avrebbero dovuto essere seminate, innaffiate, curate, insegnate, apprese, condivise.
Garantendo quel sano sviluppo emotivo che si cerca di rubare agli altri, giacchè se ne è privi.

(Dove l'amore finisce, la volontà di possesso diventa potere di decisione di vita o di morte di colui che si crede di amare alla follia.
‘Io ho il potere di distruggerti, come tu hai distrutto me, lasciandomi. E mi distruggi perché non ho alcuna risorsa emotiva per reagire ad un fatto doloroso, nessuno strumento').

Quel sano sviluppo emotivo che ci fa essere empatici.
Capire i sentimenti.
Rispettare il dolore.
Rispettare i sentimenti.
Rimanere al centro.

Figli sciagurati di genitori inconsapevoli.