sabato 31 marzo 2012

Prospettive


Domenica mattina.
Acquario civico di Milano.
Davanti alla vasca del polipo solitario, una mamma russa, ossia donna 35enne bella, alta, bionda, russa!, parla alla sua figlioletta di circa sei anni.
Indugio, mentre rispolvero i rudimenti.
'Tu devi fare…tu non devi fare…perchè tu sei…'.
Con fare algido e viso inespressivo.
La bambina guarda il polipo seria.
Diciamo che non le stava esattamente parlando: le stava impartendo ordini.
Si avvicina il papà italiano che con uno sguardo eloquente alla donna, chiede di non essere escluso.
Ma è troppo tardi.
Era già tardi quando l'ha conosciuta, questa donna dal cuore cosacco, cresciuta con un'educazione anaffettiva di ispirazione militare, programmata per raggiungere un obbiettivo senza compromettersi troppo.
E limitare un simile passaggio di consegne è solo una vana speranza.
Ma d'altra parte, come resistere a cotanta beltà?
Ricordo di essermi voltata anch'io, affascinata, a guardare certe bellezze incontrate sulla prospettiva Nevskjy. Anch'io ho incollato lo sguardo su cert'altre appollaiate sul bancone di qualche caffè, in attesa della preda di turno.
E quanti intrecci amorosi sciolti alle partenze dell'aeroporto di San Pietroburgo, il moderno Klondike degli anni 90.
Ma mentre l'avventato di turno pensava, ormai in volo, a cosa mai avesse fatto per meritarsi tanta fortuna, la tanta fortuna saliva sorridente sulla macchina di un altro.
A volte vorrei svegliarli dall'incantesimo, certi uomini. 
Altre, penso che sia selezione naturale.
E va bene così.
mari

lunedì 16 gennaio 2012

qual è il problema?


Con la mia poca esperienza non posso dire di avere una statistica significativa in mano, ma qualche americano l'ho conosciuto e questa sera, non so perchè, mi viene voglia di avere il loro ottimismo.
Perchè tutto si può dire degli americani, ma non che non siano ottimisti.
Sono davvero interessati a te e alle tue idee e non diffidenti come chi ha il retaggio della fregatura nel patrimonio genetico.
Sono molto amichevoli e hanno uno straordinario atteggiamento incoraggiante con gli sconosciuti.
Ti augurano buona giornata come una benedizione...
Ti augurano ogni bene.

Sinceramente.
Questa sera vorrei avere l'ottimismo degli americani e il coraggio di un italianino, un giovane professore associato dell'Università degli Studi di Padova, che si chiama Massimo Marchiori e che ha intuito l'algoritmo alla base del motore di ricerca Google, a metà degli anni '90, su cui altri hanno poi lavorato.
Tra le altre cose.
Gli USA gli avevano offerto immediatamente un lavoro prestigioso e uno stipendio di migliaia di dollari al mese.
E lui per un po' è stato lì.
Ma certi spiriti nascono così, nostalgici e idealisti. Coerenti ed eroici.
Ed è tornato in Italia, perchè lui è Italiano, dice, deve stare qui.
E dice anche che non è giusto pensare unicamente all'accumulo di danaro, altrimenti una società si sgretola.

Riesce ad ottenere 1.000 € all'anno (all'anno) da dedicare alla ricerca.
Un giorno capirò qual è il problema del mio Paese.

mari

mercoledì 21 dicembre 2011

Stavo pensando a ciò che mi piacerebbe ricevere per Natale, what I deserve for being such a good girl…ah, naturalmente la pubblicità del brAun frullatore senza fili, nero perdipiù! che sta su iobloggo, mi ha mandato in confusione.
Proprio ora che ho la scienza infusa culinaria di Nigella Lawson, uno strumento del genere capisci che reazioni d’ansia volitiva mi può trasmettere.
Ma torniamo ai miei desideri. A parte la Pace nel mondo e il ritorno di Lipstik Jungle e Una mamma per amica:
-   1) (uno semplice) un calendario lunare: mi serve da abbinare al mio nuovo rastrello cinese con cui curerò l’orto in primavera;
-   2) una pistola sparachiodi, che potrebbe già essere impegnativa e indurre in tentazione, ma non voglio una cosa da carpentiere. Mi serve un modello da bricoleur, così non si fa male nessuno e io sono contenta;
-   3) una cassetta porta-attrezzi. Questa mi fa impazzire, mi piace troppo pensare di avere tutte le mie cosine in ordine in un unico posto anziché sparse dal manzanarre al reno: conchiglie, taselli del 6, cacciaviti, nastro isolante, martello, pinze, millechiodi, bostik trasparente, bostik silicone antimuffa, sogni infranti, punte del trapano, taglierino…
Vuoi dire che non sia stata poi così brava?!
mari

Storia inventata per il piccolo Milo

(Novembre 2011)
E insomma che con tutta questa pioggia ho pensato che il Piave esondasse, ma non una cosa tremenda, una cosa alla 'fantastico mondo di Marì', un'ansa morbida di fratellanza, come fratello lo fu per gli alpini, che improvvisamente si spostasse dal suo letto per iniziare a muoversi verso Ovest, piano, sfruttando fontanili e canali d'irrigazione e correnti di benevolenza, e solo per un attimo passasse da una casa lì nei dintorni per recuperare un piccolo lettore sul suo divano, così concentrato nella lettura, da non accorgersi che il Piave lo stava sollevando, lui, il suo divano e il libro, per portarlo calmo e silenzioso, verso la pianura padana.
E incontra il Brenta, 'Ciao Brenta!'. E incontra l'Adige, 'Ciao Adige, siete tutti qui!'.
E incontra il Lago di Garda, 'Ciao Garda, sei grande e bello come un mare!'.
E il Garda, 'Grazie, ma tu dove stai andando? Non ti sei spinto un po' troppo in qua?'. 
E il Piave, sottovoce, 'Ssssst, sono in missione, poi ti spiego...'.
Faceva sssst, perchè il piccolo lettore intanto si era addormentato con il dondolio dell'onde e non voleva svegliarlo.
E incontra l'Oglio, incontra l'Adda e saluta tutti, perchè il Piave è un fiume gentile, ben educato e che sa esaudire i desideri.
Poi, qualche chilometro prima del Ticino, incontra un'altra casa, con il rosmarino e la lavanda sul balcone e le biciclette ancora fuori. 
E lì si ferma.
E' già mattina. 
Mari intanto si sveglia con i capelli bianchi dritti in testa e le ciabattine di velluto viola.
Ha appena finito di sognare che in una notte di luna piena, mentre i cumuli-nembi diradavano davvero, tutte le parole che lei pronunciava diventavano nuvole e le nuvole pioggia e la pioggia ingrossava un fiume e...Ma cos'è tutta quell'acqua lì fuori? Pensa, uscendo sul balcone. 
Poi vede il divano e il piccolo lettore che intanto si era svegliato e la stava salutando da sotto il cappuccio della felpa, neanche tanto stranito, visto che aveva già capito tutto.
'Lo vuoi un tè alla vaniglia?'.
'Non posso, devo tornare da Lisbeth'.
'Capisco...'.
'Allora ciao! Ciao Piave, grazie!'. 
(Gorgoglii).
E mentre prepara latte e biscotti, lo vede sparire giù per il fontanile Branzino, lui, il divano, il piccolo lettore e il suo libro.
mari

non so

Avevo il piccolo davanti a me dall'altra parte del tavolo con i suoi occhialini di plastica che gli fanno gli occhi ancora più grandi di quelli che ha già, grandi, tondi e marroni come un tronco tagliato, non scuri impenetrabili, dolci, e la sua innocenza di 4 anni e lo guardavo e lo scrutavo e ad un certo punto mi sono immaginata di poter smantellare la mia esperienza di 40 anni di vita vissuta, fatta di ricordi, rinforzi, pregiudizi, abitudini, paure, di potermi lavare le incrostazioni che appesantiscono e frenano la curiosità, rallentano la fantasia e guardare tutto questo mondo nuovo con quegli occhi lì.

Ecco, credo che potrebbe essere bellissimo e mi è venuta una gran voglia di un po' di leggerezza e di risate spensierate. O anche solo risate e basta.
Si è concluso un nuovo ciclo, come per la fenice di Silente. Devo uscire dalla cenere.
mari

martedì 1 novembre 2011

Cave pescem

Sono inginocchiata davanti all'acquario della sala d'aspetto dell'avvocatessa pitonessa.
Mi riceve 'tra-un-attimo-che-finisco-due-cose'.
Individuo immediatamente il piccolo bastardo della situazione.
Trattasi di pesciolino inspiegabilmente leopardato e baffuto che continua ad inseguire un pesciolino identico, solo di una taglia più piccola.
Quando riesce ad avvicinarlo, gli morde la coda e in generale lo costringe a scappare ovunque, sotto il ramo, tra le alghe, fuori e dentro l'anfora, da una parte all'altra dell'acquario.
Intimizzo e non sopporto la situazione.
Però, aspetta, facciamo esercizio di pensiero globale, magari sono maschio e femmina e lui è innamorato di lei.
Sì, ma non si fa così neanche tra pesci, daii!!
Concludo che sia un cretino rompiballe incapace pescefobico.
Con la manica arrotolata fino al gomito, nell'atto di tuffare il braccio per fare giustizia sommaria, sento la pitonessa che mi dice 'Venga pure!'.
'Ti è andata bene, và'.
Vado di là. 'Salve, dunque, sarò breve...mila euro, commercial...2005...etc...etc'.
Lei mi ascolta attenta e rassicurante.
Mi sono messa le scarpe da tennis per stemperare i capelli platino e ho sorriso molto.
Lei si è fatta un'idea della mia età, della questione, di essere la donna alpha del binomio umano, e ha sciorinato la sua miglior versione.
[Che fatica, le donne (con le donne) a volte!!].
Con lo stivale di pelle nero che me la fa promuovere da pitonessa a piratessa, mi dice che ha tre figli, 'ma è perchè è troppo vecchia, altrimenti ne avrebbe fatti dieci'.
'Minchia! E' la stessa identica cosa che dico sempre anch'io'.
Esco saltellando sotto la pioggia.
Forse si preannuncia la discesa!
mari

giovedì 1 settembre 2011


E già, già.
E sì, sì.
Ci mettiamo in discussione, studiamo, cambiamo, miglioriamo, leggiamo, soffriamo quel pathos lirico che ci fa sentire un brivido lungo la schiena e vivere l'illusione di essere un po' meglio degli altri...
Per di più si torna da un paese semplice (più che semplice, in bancarotta) che ispira ad una vita frugale che disdegni il superfluo.
E poi...
E poi sfanculo i figli e faccio la posta alla babysitter acquattata dietro la porta che neanche l'FBI.
Entra e niente 'ciao come stai, come hai passato le vacanze, sei contenta', no.
'Oggi mi tieni i bambini 4, dico 4 ore su 4 ciao'.
E sono già in autostrada con gli occhi col simbolo del dollaro, come Paperone quando fiuta l'affare.
Zigzago sulla Milano Torino sacramentando come un camionista polacco.
Dai che non c'ho tempo!
Che ebbrezza, però, questa libertà. Che fremito questa fuga.
Pago il casellante con un sorriso a 38 denti, mi fermo poco più avanti, e il sorriso è diventato una paresi.
Davanti a me la nota scritta: OUTLET.
Ah, tempio liberty di lussuria e perdizione, bramosia e cupidigia.
Sodoma e Gomorra di ogni femmina.
Giro svelta sui miei zoccoletti caprini, inforcando nel tridente cose goduriosamente inutili.
Placo la sete epicurea e mi rimetto in macchina.
'Bambini mi siete mancati', dice l'angelo ipocrita.
Ora tutti dormono e mi godo il bottino senza neanche un senso di colpa.
D'altra parte domani mi tocca persino cominciare a lavorare, un'aspirante casalinga disperata si potrà pur consolare in qualche modo!

mari

mercoledì 25 maggio 2011

Quando il marito è in viaggio (di lavoro?!)

Fatto sta che con il marito in viaggio di lavoro per oltre una settimana, le ho pensate tutte e ho programmato mentalmente ogni singola sera:
cinema, teatro, aperitivi in compagnia di almeno tre trentenni prestanti, plurilaureati e liberi tutte le sere, con i quali disquisire piacevolmente di filosofia e neuroscienze davanti a 7 campari e 10 martini.
Anzi! Quasi tutte le sere, perchè una l'avrei lasciata per tre ore ininterrotte di lettura del mio ultimo libro, dopo un bagno di due (no, voi non vi immaginate da quanto non faccio un bagno) con olio di mandorle, di macassar, di argan e bagnoschiuma alla rosa canina e al tè verde, bianco, rosso, alla magnolia e canfora ed essermi unta come un'anguilla con cinque creme diverse, antirilassamento (questa sì che mi fa restare sveglia! mannò, cutaneo s'intende!), antigambestanche, antiage, rimpolpante dove ci vuole, snellente dove non ci vuole. Profumante.
Ed essermi messa lo smalto nero, blu, blu-viola, cappuccino, cappuccino meno latte, marron glace, verde militare, verde squillante, rosa pallido, rosso casalinga anni '50.
Dunque dov'ero rimasta, ah, sì, cena sui navigli, cena al ristorante greco, libanese, sri lanka, cena allo Yar, al giapponese, lettura delle carte in via Fiori Chiari, mano di bianco al muro delle scale di casa e al muretto del giardino con metodo tirolese.
Festa delle salamelle a Zibido San Giacomo, passeggiata sulle guglie del Duomo, lancio con il paracadute, mostra fotografica di Comte e di Skoglund, concerto all'Alcatraz.

E invece no.
Ho il piccolo con il rantolino della broncopolmonite.
Ora è un problema anche la pizza delle 19,30 con la classe del primo-gemito.
Ho osato troppo.
(Anche il muretto in giardino, ma perchè non sto zitta...)

mari atterrita

giovedì 5 maggio 2011

A volte si vorrebbe che gli altri fossero come noi vorremmo.

Il contrario di amare. Amare in senso lato.
Amare nel senso di ringraziare, di essere felici di stare al mondo e vedere e considerare gli altri per quello che sono, volendo il loro bene, godendo della loro felicità e realizzazione come fossero le nostre.
Amare come alimentare il fuoco, buttando carbone nella caldaia e quando è finito il carbone, buttarti tu, ridendo.
Amare come nutrire, aiutare.
Saltare insieme. Per mano.
L’amore è rosso.

La volontà di possesso ha un che di disperazione e una radice comune con l’odio.
Verso se stessi.
La volontà di possesso spegne le intenzioni salvifiche intrinseche all’amore (ah, l’amore!).
E’ nera.
Come la paura.
Nasce sull’assenza di emozioni che avrebbero dovuto essere seminate, innaffiate, curate, insegnate, apprese, condivise.
Garantendo quel sano sviluppo emotivo che si cerca di rubare agli altri, giacchè se ne è privi.

(Dove l'amore finisce, la volontà di possesso diventa potere di decisione di vita o di morte di colui che si crede di amare alla follia.
‘Io ho il potere di distruggerti, come tu hai distrutto me, lasciandomi. E mi distruggi perché non ho alcuna risorsa emotiva per reagire ad un fatto doloroso, nessuno strumento').

Quel sano sviluppo emotivo che ci fa essere empatici.
Capire i sentimenti.
Rispettare il dolore.
Rispettare i sentimenti.
Rimanere al centro.

Figli sciagurati di genitori inconsapevoli.

giovedì 21 aprile 2011

Aprile, che fatica!
Ma non era Luglio con quel caldo, che mi metteva a dura prova?
Talmente dura che mi diventano comprensibili efferati crimini per futili motivi quali abbattere con l'ascia la moglie alla quale non era riuscito bene il caffè, o avvelenare col caffè di Sindona il marito, perchè russa di notte.
Vado a letto distrutta, mi alzo distrutta.
Aprile ha compromesso le mie facoltà cognitive.
Non dico non riuscire a leggere Topolino la sera, prima di dormire, ma anche seguire una puntata di Dora L'esploratrice mi sembra terribilmente impegnativo.
Con quegli indovinelli a trabocchetto... figurarsi prendere in mano il manuale di psicologia generale: impossibile.
E che faccia sbattuta.
Mi costringe, alla mattina, ad un make-up alla Moira Orfei, che si prosciuga inspiegabilmente a sole tre ore dall'esecuzione.
Che vita.
Allora ho fatto la spesa in farmacia e tra vitamina C 1000 mg, potassio, magnesio, cromo, papaya fermentata, eleuterococco e Tondinel H, o mi viene un colpo definitivo o risorgo.

mari

domenica 6 marzo 2011

In teoria...

Nel mio procedere allegro nello studio m'imbatto nella teoria dell'attribuzione di Heider.
Secondo questa illuminante teoria, le persone compiono continuamente e in maniera automatica delle attribuzioni.
Ossia traggono conclusioni riguardo alle motivazioni che spingono gli altri a fare quello che fanno.
E non ci azzeccano quasi mai.
Motivo per cui Heider delineò subito dopo aver partorito la teoria, l'errore fondamentale di attribuzione (si legga l'errore sistematico di valutazione).
Quindi, tutti noi per cercare di rendere meno caotico il mondo, per cercare di prevedere i comportamenti altrui e possibilmente controllarli per una fottuta atavica paura dell'ignoto (anche sociale), cerchiamo di attribuire motivazioni alle azioni degli altri, sbagliando di continuo.
Perchè sopravvalutiamo i motivi personali dell'individuo e sottovalutiamo il contesto situazionale che lo influenza.
Per un costo cognitivo che una novità potrebbe accollarci e che noi poveri pigri e pavidi spettatori non intendiamo pagare manco morti, preferiamo catalogare, categorizzare, sminuire, rivestire di approssimazioni, intravedere la persona che ci sta davanti, piuttosto che prestare l'attenzione necessaria per affidarle almeno il beneficio del dubbio.
Ora, non bastava Pirandello con l'incomunicabilità interpersonale, quel depresso di Sartre con l'inferno sono gli altri, e Umberto Tozzi con gli altri siamo noi (che se siamo così messi male, c'è poco da esser contenti).
Ci si mette anche Heider.
Sarà.
Torno a coltivare il mio orticello di empatia che mi da più soddisfazioni.

mari

mercoledì 12 gennaio 2011

BDSM - gli acronimi che ingannano

Fatto sta che per stemperare la tensione che mi accompagna nella lettura del mio attuale libro (‘Perdersi’ di Lisa Genova, categoria Alzheimer presenile, per intenderci), ho girato un po’ per blog, così come avrei girato per un campo di fiori se non fosse stato il 12 di Gennaio e non ci fossero 5°C a dissuadermi.
Trovo una tizia che nei suoi interessi stila cinema, letteratura, cultura, BDSM.
'Toh, guarda che brava, e ha anche quell’hobby lì, come si chiama? Ha messo l’acronimo. Mi sembra Biedesmeier. Aspetta, ecco sì, Biedermeier!
Ma come, e allora la S cosa c’entra? Boh, va bè, giro ancora un po’’.

Seguo il giardino delle possibilità e tutti i bivi e le correlazioni che il mondo virtuale mi offre e finisco a leggere il post di un tizio che si intitola più o meno 'Cosa non è il BDSM'.
‘Ma tu guarda che coincidenza, come la tizia di prima’.
Leggo.
‘Aspetta, aspetta, che qui c’è qualcosa che non quadra con l'attività ornamentale di origini altoatesine’.
Vado sul sito di wikipedia.
E qui, la dura realtà mi schiaffeggia in faccia il suo significato: Bondage & Disciplina, Dominazione & Sottomissione.
O Madonnina santa, e io che credevo che la tizia fosse una professionista del bricolage.
Ritorno sul post del tipo che, visibilmente coinvolto, attribuisce alla mia recente scoperta affascinanti effetti psicoterapeutici ed esotici, a me del tutto sconosciuti.

Davvero non si finisce mai d’imparare.
Giuro che questa sera, tra il supermercato e la lavanderia, mi fermo a comprare un guinzaglio!
mari

lunedì 13 dicembre 2010

Perdita di memoria a breve termine

Altro che vagoni e trenino, oltre ad averlo perso, il treno, sto perdendo anche la memoria.
Ormai giro con taccuino e matita appesi al collo, perchè ricordarsi le cose recenti è diventato pressochè impossibile senza supporto cartaceo.
Iniziavo anche a preoccuparmi, considerando che a volte mi capita di dire una parola e sorprendermi perchè inspiegabilmente nel momento in cui la dico perde di consuetudine, mi sembra nuova, nutro dei dubbi sull'averla pronunciata correttamente, sembro cretina anche...come questa sera, dico ai bambini 'in Marocco' e mentre dico Marocco penso 'ma si dice marocco? Ma può essere una parola così strana?', capirete che la preoccupazione è lecita!
Ma cosa vuoi, ho dall'altra parte una sorella medico, con la quale, oltre a sperimentare sul campo il processo psicologico del crogiolarsi nella gloria riflessa, sono convinta che un minimo mi monitori, visti i casi in famiglia.
Questo mi fa sentire in una botte di ferro e considerare il dimenticarmi di mettere le scarpe e uscire in ciabattine a -10°C un fatto trascurabile.
Domenica pomeriggio, proprio con mia sorella si parlava dei regali di Natale da fare ai suoi due figli maschi e mi dice in particolare che per il primogenito vorrebbe un gioco per la Wii che si chiama Epic Mickey.
Benissimo.
Lo scrivo, però, malauguratamente su un biglietto volante e non sul mio taccuino da collo.
Il biglietto volante lo perdo dieci minuti dopo.
Oggi, lunedì mattina, capitando per caso davanti ad un negozio di videogiochi, come un qualcosa che emerge piano dal sonno della memoria, mi ricordo del discorso di ieri.
Ma non del nome del gioco.
Ma fare psicologia mi aiuta a superare piccoli inconvenienti del genere e con passo militare e fare sicuro, mi avvicino all'inconsapevole commesso.
'Sarò approssimativa, ma ho una grande fiducia in lei'.
'Mi dica'.
'Dunque cerco un gioco....'.
'Innanzitutto per...'.
Io, già nel marasma 'DS'.
'DS'.
'Dunque il nome è tipo Old Fashion Michey...Old Style Mickey'.
Perdendo un po' della mia sicurezza iniziale, sottolineata da pericolosa translucenza in zona T, in costante aumento.
Cerco di aiutare il povero commesso e tento un cauto 'Il protagonista dovrebbe essere topolino vecchio stile, sa, con i pantaloncini rossi con i bottoni gialli...'.
'Ah siiii! Ma è per la Wii!'.
'Sì, certo, per la Wii, evviva!!'. Per confondere le acque.
Va nel retro e inizia a ridere, esce e mi dice 'Old style...per quello mi diceva Old style'.
Io che non resisto a qualcuno che ride di gusto, mi metto a ridere a mia volta e restiamo così piegati in due come due deficienti, a chi smette per primo.
Cerco di ridarmi un contegno, ma ormai, lucida come un merluzzo del Baltico, gli lascio anche la sindone sul bancone di vetro temperato.
Pago in fretta ed esco.
Mamma mia, tra lo sforzo cognitivo e l'imbarazzo ero esausta.
Il casino adesso è ricordarsi il regalo per il fratello!
Il dottor Saganaki, Suzuki...(vedi? Non mi ricordo!) del Brain training mi da solo 56 anni, come risultato delle mie performances. E pensare che ero partita da 83, quattro anni fa , quando di anni ne avevo solo 35!!
Quindi ottimismo, anche questa volta il futuro non può essere che in discesa...discesa, è giusto? Si scrive così? Mah...

mari

martedì 12 ottobre 2010

pensieri sparsi

Ecco, alla fine ho fatto arrivare il vagoncino di Ottobre.
'Settembre la vendemmia, Ottobre con la nebbia' recita la canzoncina imparata alla materna dal primo-gemito, che inizia 'il treno dell'anno ha dodici vagoni...'.

Altro che vendemmia. Ogni anno che passa mi accorgo che i vari inserimenti da fare sono più i nostri, da adulti, che quelli dei bambini.
Una fatica a tornare sul trenino dell'anno, che ti sembra si sia appena fermato alla stazione vacanze.
E proprio con le vacanze nella testa, tutto ti sembra più difficile.
D'altra parte la dicotomia spalmata-sul-lettino-in-riva-al-mare-unta-di-olio-al-cocco VS seduta-in-macchina-nel-traffico è insuperabile.
Va solo accettata con remissività zen.

Dalla Grecia, però, non torno solo con la nostalgia.
Torno miracolosamente con l'autostima rinfrancata da alcune osservazioni psicodietrologiche attuate in un acquario invidiabile per certi appassionati, ossia, il family friend resort.

Nel tempo ho sviluppato la convinzione che la civiltà stia a nord, in queste terre benedette dal Signore, dove le leve del potere sono in mano a donne e a uomini, che nonostante uomini si prodigano per incentivare politiche a sostegno della famiglia, dove le famiglie sono quindi! naturalmente numerose, dove le mamme nascono pedagogiste e i bambini fanno i bambini e sono contenti di farlo.
Non ho mai dato un preciso contorno geografico a queste terre, ma ora so con certezza che la Germania non ne è compresa!
La smania di rendere i figli indipendenti subito, li sta travolgendo.

Ho visto camerieri iniziare a sudare e scambiarsi gomitate di allerta all'ora di pranzo e a cena, davanti all'orda barbarica di piccoli crucchi che entrava al ristorante.
Ma cosa ne potevano questi piccoli invasori? Qui non si parla di educazione o bon ton, si parla di pratiche capacità manuali rapportate all'età.
I genitori tedeschi, smaniosi di renderli indipendenti mandavano creature di due, tre anni a servirsi da soli al buffet...
Ho visto fette di anguria vagare a velocità inspiegabile sul pavimento e tra i tavoli del ristorante, piatti di spaghetti infranti, un continuo cadere di posate per terra.
Ho visto bambini di otto mesi gattonare per interminabili minuti sui budini al creme caramel rovesciati dai fratelli più grandi, senza muoversi di un millimetro.
Ne ho salvato io stessa un altro del quale spuntavano solo le gambine dalla vaschetta del gelato al cioccolato.

Ma non si può, si accompagnano, 'sti figli, gli si insegna, non li si manda allo sbaraglio perchè sei stanco di una giornata di mare (e loro sono stati tutto il giorno al miniclub).
No, no. Non mi piace per nulla questo metodo educativo.

Va beh, insomma, la germania è fuori dal mio personalissimo concetto di civiltà nordica, mi sento un po' più pedagogista, salendo geograficamente di una bella posizione, riprendo il trenino dell'anno con maggior allegria e speriamo che i miei due non si trovino una tedesca, che chissà che disastro dev'essere in cucina (e in Grecia non ci vorrà andare a passare le vacanze, inspiegabilmente).

mari

martedì 13 luglio 2010

Imprinting


Nido.

All'educatrice dei mezzani.
'Dai Laura, non essere troppo rigorosa, lo sai che è nel tuo gruppo, ma è piccolo...'.
'Sì, ma vorrei che mi ascoltasse un po' di più!'.
'Guarda che rischiamo una sessualità deviata, capisci che una volta grande, con te in zona imprinting, si cercherà le dominatrici!'.
Risata sonora e quasi sguaiata, ma assolutamente contagiosa di questa allegra educatrice di nido.
Al piccolo.
'E tu, tra un po', lascia stare le dominatrici, che sono tutte matte!!'
m.

sabato 3 luglio 2010

Il pediatra

Mentre il ruolo di neo-padre, non sempre, certo! qualche sporadica volta, dico, assume l'indispensabilità di un quadro con natura morta alle spalle della neo-madre, che annaspa visibilmente tra infinite e sfinenti cure prestate al neo-nato, responsabilità educativa da imprinting, mancanza di sonno, tempesta ormonale e malcelate volontà omicide polidirezionali (non la scampa nessuno: sono compresi i consanguinei, gli affini, la suocera, poi! Se non fatto prima non c'è momento migliore), una figura inizia a stagliarsi nel confuso panorama materno, facendosi via via sempre più nitida, presente e luminosa, come la statua di Zeus a Olimpia: il pediatra.
Praticamente un nuovo credo.

Il pediatra è onniscente, rassicurante, presente.
Destreggia il pupo tra le mani con scioltezza invidiabile.
Ha sempre un pannolino, una salviettina a disposizione che la neo-mamma, nella sua borsa di 8 Kg si è dimenticata di mettere (ma c'è tutto il resto, anche il body di ricambio).
Ha sempre un consiglio illuminante, e a guardarlo bene, ma bene bene, è anche un bell'uomo.

La natura morta, mangiata la foglia, inizia a dare segni di insofferenza e anela allo stesso tempo a rivestire una tale carica, ma purtroppo è in quel periodo in cui non può permettersi di parlare come ha sempre fatto (senza pensare), o non adeguarsi al nuovo stile di vita con neo-nato.

E, invece, accidenti, lo fa.

Non solo non reggendo il confronto già difficile di per sè, ma passando tristemente da natura morta a crepa nel muro.
Prima non ti piaceva e ti dava un po' fastidio, poi ti preoccupi anche.

Intanto il pediatra spadroneggia nell'immaginario della neo-mamma, la quale, obnubilata dal nuovo profeta, gli conferisce anche poteri ultraterreni e taumaturgici.

E anche io, in verità, mi sono compromessa, ai tempi.
Ma non per uno sguardo ammiccante, un apprezzamento mordace, o che altro, no. Per una raccomandazione estiva.
'Mi raccomando quando esce con il passeggino o lo porta in piscina, si ricordi di fargli indossare un cappellino bianco di cotone...'.
Dio, che uomo sensibile. Un cappellino bianco di cotone.
Mi viene ancora il magone.
Meditate, uomini.

mari

giovedì 24 giugno 2010

Vanno bene due euro?

Panificio di Via della Commenda.
Porte aperte per far entrare un po' d'aria, nella metà pomeriggio di un'estate milanese.
Entra anche una signora anziana.
Chiede qualcosa che dice di dover portare in ospedale, lì vicino, alla ragazza ventenne dietro al bancone.
'Sono 2 euro e 90 centesimi', sento, mentre aspetto il mio pane.
'Ho due euro, non ho la borsa con me. Vanno bene due euro, eh? Poi posso tornare. Vanno bene...'.
Rincorrersi di occhiate tra le tre carnefici ragazze inconsapevoli.
'Vanno bene due euro?', continua a chiedere la signora.

Non stava elemosinando. La sua confusione era visibile anche ad occhi inesperti.
Era confusa.
La sua testa, il suo corpo, il suo incedere, i suoi gesti, la sua aura, tutto era confuso come solo l'incipiente malattia mentale può confondere.
'Vanno bene due euro?'.

Dannata generazione di commesse incantate, vanno benissimo due euro!
Ne avrei pagati cento per non dover assistere ad un empasse così privo di compassione, da chiedermi come diavolo siano state cresciute queste tre sciagurate.

Pago il mio pane novanta centesimi in più.
Ma il mio sconforto rimane il medesimo.

mari

lunedì 14 giugno 2010

Momenti difficili

Il papà del primo e del secondo-gemito e io siamo due persone piuttosto socievoli.
Non siamo soliti avere pregiudizi, commentare la varia umanità che ci circonda o fare differenze di sesso, razza, religione, cultura, peso (non sociale)…
Anzi, a volte sembriamo essere veri e propri catalizzatori delle più sgarruppate creature terrestri.

Ma va bene così.

Dunque, se questo è l’esempio e l’esempio è sempre trascinante, posso sostenere con una certa tranquillità che i miei figli possono attraversare la stessa varia umanità di cui sopra, con naturalezza, senza prestarvi l’attenzione che nasce dal senso di diversità.

Sbagliato!
I campanelli d’allarme suonano sempre quando meno te lo aspetti.

Ancora Spagna del Sud. Piscina.
Il secondo-gemito si ferma e guarda con crescente curiosità una bambina sui 10 anni, inglese, che pesa come dovrebbe pesarne a 20.
Un tornello di bambina, successo vivente della strategia del junk-food.

Il piccolo parte. Con quel modo bislacco e bitonale, con quella cantilena che fa molto orso Yoghi, di chi ha appena iniziato a parlare e non ha ancora il ritmo della parlata adulta.
'Guadda maamma, quella bambina è chesciuta maalee'. Lo so che avete capito, ma lo riscrivo per sottolinearlo: guarda mamma, quella bambina è cresciuta male!
E si tuffa coi braccioli.


Io, seduta attonita sul lettino a bordo vasca, ringrazio Iddio per il disinteresse totale degli inglesi per gli altri idiomi, mentre mi salgono le lacrime agli occhi.

Non per il dispiacere di un messaggio educativo positivo che non sono riuscita a trasmettere a mio figlio, ma per una risata dirompente che riesco a malapena a smorzare con mezzo chilo di asciugamano di gatto Silvestro in bocca.

Per i singulti, ho continuato a rimbalzare a pancia in giù sul lettino per un po'. Una scena disgustosa.

Piccolo infamino cresce.
Mamma sciagurata non aiuta.

mari

venerdì 11 giugno 2010

Figli

Sconto in vita il peccato di presunzione di aver creduto di poter essere madre ogni volta che lo avessi desiderato.
In questo girone ancora terreno siamo in tanti.

Mar Mediterraneo. Sud.
Guardo la varia umanità nordica spintasi fin quaggiù.
I figli non sono da cercare, per loro.
Sono un rubinetto da chiudere.

Al Nord ci sono tantissimi bambini che vogliono nascere.
Da noi meno.
Da noi uno dei problemi più diffusi è il segreto di Pulcinella: l'età (fertile della madre).

Indignazione. Cosa dico! Al cambiamento culturale che vede il decidere di avere figli sempre più in là con gli anni, corrisponde per forza un adattamento biologico.

Non è così.

Ma ci si illude che lo sia.

mari