A volte si vorrebbe che gli altri fossero come noi vorremmo.
Il contrario di amare. Amare in senso lato.
Amare nel senso di ringraziare, di essere felici di stare al mondo e vedere e considerare gli altri per quello che sono, volendo il loro bene, godendo della loro felicità e realizzazione come fossero le nostre.
Amare come alimentare il fuoco, buttando carbone nella caldaia e quando è finito il carbone, buttarti tu, ridendo.
Amare come nutrire, aiutare.
Saltare insieme. Per mano.
L’amore è rosso.
La volontà di possesso ha un che di disperazione e una radice comune con l’odio.
Verso se stessi.
La volontà di possesso spegne le intenzioni salvifiche intrinseche all’amore (ah, l’amore!).
E’ nera.
Come la paura.
Nasce sull’assenza di emozioni che avrebbero dovuto essere seminate, innaffiate, curate, insegnate, apprese, condivise.
Garantendo quel sano sviluppo emotivo che si cerca di rubare agli altri, giacchè se ne è privi.
(Dove l'amore finisce, la volontà di possesso diventa potere di decisione di vita o di morte di colui che si crede di amare alla follia.
‘Io ho il potere di distruggerti, come tu hai distrutto me, lasciandomi. E mi distruggi perché non ho alcuna risorsa emotiva per reagire ad un fatto doloroso, nessuno strumento').
Quel sano sviluppo emotivo che ci fa essere empatici.
Capire i sentimenti.
Rispettare il dolore.
Rispettare i sentimenti.
Rimanere al centro.
Figli sciagurati di genitori inconsapevoli.

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