martedì 18 maggio 2010

Noi non facciamo (le) femmine

In questa perla di posto a Ovest di Milano (non Sud-Ovest, come mi hanno fatto notare giustamente) dove abito, anche la più banale circostanza, come andare al parco con i propri figli piccoli, diventa un'esperienza più unica che rara.

Innanzitutto si può scegliere: i parco-giochi sono ben due.
Intendo quelli enormi, pieni di attrezzature per piccoli, meno piccoli, medi, grandini, altalene, fontane, pavimentazione antishock, insomma un capolavoro di lungimiranza della giunta comunale di qualche anno fa.

Quelli piccoli allietano praticamente ogni 200 mq di cittadina.

Quindi un giorno dici 'va beh, voglio stare un po' tranquilla' e scegli quello col pratone circondato da alberi, con una visuale perfetta dalla panchina sopra una piccola collinetta e i giochi al centro.
Un altro giorno ti senti pronta per il ponte tibetano e ti lanci nell'altro, quello tecnico.
E qui sì che il gioco si fa duro.

Ma non per la ripidità degli scivoli, bensì per la varia umanità da cui è abitato: mamme, più o meno 'neo', armate di tacco 12 e fasciate in jeans talmente stretti che-la-gregoraci-mi-fa-una-pippa.

La borsa non è un accessorio comodo, è la prova certa di essere arrivate (non al parco).
E da quella posizione, dominano. In piccoli, piccolissimi gruppi, chiocciano.

Io, sulla panchina da sola, toccata nel mio amor proprio, guardo i miei pantaloni alla zuava e le scarpe da tennis che non ho resistito a prenderle uguali al primo-gemito, e rimugino sulla mia femminilità.

'E ma a me son sempre piaciuti quegli sport lì, un po' da maschi, in vela e non lavarmi, in palestra per i muscoloni.
Certo che dovrei iniziare a cambiare...la spesa, per esempio, invece di cammellarmela sempre io, potrei ogni tanto dire 'amore, porti tu l'acqua su che per me è troppo pesante?', oppure infilare qualche volta un malessere alla Jane Austen, che fa davvero femmina...oppure un vestitino un po' carino ogni tanto, su daai'.

Con l'animo sobillato e progetti di rinnovamento inenarrabili per la testa, viro verso casa e arriva l'ora del bagnetto.
Verso la fine, con vasca vuota d'acqua, ma piena di figli che si spintonano incuranti delle allerte, il secondo-gemito sta per volarmi fuori.

Con risposta pronta e braccio fermo lo prendo al volo.
'Mamma, sei velamente folzuta'.

Ma chi voglio prendere in giro? La guepiere la mettiamo un'altra volta, va'...

mari

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