Oggi vorrei che queste mie parole fossero lette da centomila persone, non per delirio di onnipotenza, bensì perchè in questo modo, per la teoria dei sei gradi di separazione, aumenterei di gran lunga le possibilità di arrivare alla persona che velatamente citerò in questo post.
E suggerirle di cambiare mestiere.
Nel sacramentissimo e compassionevole istituto di suore dove si svolgono i fatti che vado a narrare, c'è una bambina di 11, 12 anni che fa un compito in classe di tecnica sbagliato.
La sua situazione famigliare non è semplice, e di ciò ne sono a conoscenza gli adulti dell'istituto, quindi le professoresse, la direttrice, probabilmente anche la cuoca.
Questo non vuol essere una giustificazione ad un compito in classe per il quale non si è arrivati prepararati, vuole solo dire che è una bambina che ha bisogno di essere seguita più degli altri.
Perchè a casa non lo è.
Arriva il giorno in cui la professoressa consegna i compiti e lascia quello della bambina 'Zeta' per ultimo. Arriva all'ultimo e inizia il suo personale teatrino di persona inconsapevole.
'Adesso leggiamo il compito di Zeta'. Zeta è presente in classe, di fronte a lei, seduta al suo banco.
'Sentite, sentite cosa scrive', dice sobillando beffarda i compagni di Zeta.
E ride. Incoraggiando i bambini a ridere del suo compito e di lei.
Compiaciuta del riscontro avuto dalla platea che non distingue essere costretta a ridere dal suo abuso di potere, consegna finalmente il compito ad una mortificata e disperata Zeta.
E suggerirle di cambiare mestiere.
Nel sacramentissimo e compassionevole istituto di suore dove si svolgono i fatti che vado a narrare, c'è una bambina di 11, 12 anni che fa un compito in classe di tecnica sbagliato.
La sua situazione famigliare non è semplice, e di ciò ne sono a conoscenza gli adulti dell'istituto, quindi le professoresse, la direttrice, probabilmente anche la cuoca.
Questo non vuol essere una giustificazione ad un compito in classe per il quale non si è arrivati prepararati, vuole solo dire che è una bambina che ha bisogno di essere seguita più degli altri.
Perchè a casa non lo è.
Arriva il giorno in cui la professoressa consegna i compiti e lascia quello della bambina 'Zeta' per ultimo. Arriva all'ultimo e inizia il suo personale teatrino di persona inconsapevole.
'Adesso leggiamo il compito di Zeta'. Zeta è presente in classe, di fronte a lei, seduta al suo banco.
'Sentite, sentite cosa scrive', dice sobillando beffarda i compagni di Zeta.
E ride. Incoraggiando i bambini a ridere del suo compito e di lei.
Compiaciuta del riscontro avuto dalla platea che non distingue essere costretta a ridere dal suo abuso di potere, consegna finalmente il compito ad una mortificata e disperata Zeta.
Mi dispiace che queste cose accadano ancora, qui, adesso, vicino a me.
Mi dispiace che una donna di quarant'anni suonati scarti con disprezzo la possibilità di essere una persona importante, di riferimento e guida per i bambini che ha avuto la fortuna di seguire.
Non posso fare nulla, non posso intervenire, dire, chiedere.
E allora aspetto un po', ma non tanto. Il tempo che i sei gradi di separazione facciano un breve, brevissimo conto alla rovescia, magari un po' aiutati...
Ma quel che è certo è che nulla rimarrà impunito. Figuriamoci un diseducatore che spadroneggia in una classe di 25 bambini di seconda media.
mari
mari

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