Domenica mattina.
Acquario civico di Milano.
Davanti alla vasca del polipo solitario, una mamma russa, ossia donna 35enne bella, alta, bionda, russa!, parla alla sua figlioletta di circa sei anni.
Indugio, mentre rispolvero i rudimenti.
'Tu devi fare…tu non devi fare…perchè tu sei…'.
Con fare algido e viso inespressivo.
La bambina guarda il polipo seria.
Diciamo che non le stava esattamente parlando: le stava impartendo ordini.
Si avvicina il papà italiano che con uno sguardo eloquente alla donna, chiede di non essere escluso.
Ma è troppo tardi.
Era già tardi quando l'ha conosciuta, questa donna dal cuore cosacco, cresciuta con un'educazione anaffettiva di ispirazione militare, programmata per raggiungere un obbiettivo senza compromettersi troppo.
E limitare un simile passaggio di consegne è solo una vana speranza.
Ma d'altra parte, come resistere a cotanta beltà?
Ricordo di essermi voltata anch'io, affascinata, a guardare certe bellezze incontrate sulla prospettiva Nevskjy. Anch'io ho incollato lo sguardo su cert'altre appollaiate sul bancone di qualche caffè, in attesa della preda di turno.
E quanti intrecci amorosi sciolti alle partenze dell'aeroporto di San Pietroburgo, il moderno Klondike degli anni 90.
Ma mentre l'avventato di turno pensava, ormai in volo, a cosa mai avesse fatto per meritarsi tanta fortuna, la tanta fortuna saliva sorridente sulla macchina di un altro.
A volte vorrei svegliarli dall'incantesimo, certi uomini.
Altre, penso che sia selezione naturale.
E va bene così.
mari

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